1. Claudio, com’è iniziato il tuo percorso nel mondo della tipografia?
Tutto ha inizio nel 1993, in quegli anni lavoravo in una agenzia pubblicitaria e mi occupavo dei media e delle relazioni con i fornitori. In quel contesto ho iniziato la mia collaborazione con l’azienda Priulla come account manager. Un paio di anni dopo mi fu affidata la responsabilità commerciale, per poi estendere la mia area di competenza alla gestione produttiva, e dopo circa 30 anni di esperienza nel campo, eccomi qua in questa nuova realtà.
2. Quali ritieni siano stati i momenti più significativi o formativi della tua carriera?
Sono stato testimone di cambiamenti tecnologici epocali, sono entrato in azienda quando si producevano pellicole negative e positive e gli impianti stampa venivano montati manualmente sui tavoli luminosi. Ho visto arrivare il primo computer to plate (CTP) che ha cambiato completamente “il mondo della stampa tipografica”: l’incisione diretta delle lastre ci consentì di accorciare i tempi di lavorazione, di ridurre i costi e di avere maggiore qualità nei prodotti di stampa. È quello si può dire il momento in cui è cominciata davvero l’era del digitale.
3. Parliamo di tecnologie, come hai vissuto l’avvento dell’era digitale che ha coinvolto anche la stampa e cosa pensi si sia guadagnato o forse anche perso in questo passaggio?
Non credo si sia perso qualcosa in questo passaggio, ritengo anzi che questa evoluzione ci abbia consentito di avere vantaggi in termini di produttività e di qualità di stampa, più dettaglio nelle immagini riprodotte e, come dicevo, anche un certo risparmio sui costi.
4. Come è cambiata nel tempo la percezione che i clienti hanno del lavoro di stampa?
Questo è un aspetto un po’ più complesso che ci obbliga a fare delle considerazioni non sempre positive. I clienti di oggi, spinti anche forse dallo status dell'economia globale, sono molto più sensibili alla valutazione del prezzo che a quella della qualità del prodotto stampato. Rispetto al passato la qualità grafica e tecnica dei file che riceviamo si è abbassata parecchio, gran parte di questi purtroppo presentano delle problematiche che ci obbligano ad intervenire per rendere stampabile il prodotto. Addirittura una certa percentuale di questi file di stampa vengono elaborati direttamente dal cliente che ovviamente non è un professionista nel settore della grafica. Questa scarsa competenza nell'elaborazione dei progetti comporta diverse problematiche ulteriori ad esempio sul trattamento delle immagini in sede di prestampa. Ma quello che forse più ci manca oggi è stampare il “bel lavoro”, quello che ti dà grande soddisfazione per qualità e prestigio. Amiamo per questo ricevere progetti più impegnativi, che ci diano l'occasione di confrontarci con dei professionisti, cui ci accomuna l’interesse a produrre prodotti di stampa di alta qualità, belli da leggere, da mostrare, da sfogliare.
5. Qual è l’errore più comune che come professionista incontri nei progetti di stampa?
Oggi capita un po' di tutto, dalle immagini a bassa risoluzione non adatte alla stampa, fino agli esecutivi senza margini di abbondanza per il taglio. Ce n'è per tutti i gusti.
6. Uno dei valori di punta della vostra azienda è il know how, la capacità di indirizzare il cliente verso le soluzioni migliori e più adatte ai propri scopi, ma spiegaci quali sono le scelte più importanti da affrontare per la perfetta riuscita di un lavoro di stampa.
La buona riuscita è frutto di una serie di attenzioni su determinati aspetti. È determinante ovviamente avere una corretta produzione del file esecutivo di stampa, un buon progetto grafico e, qui entriamo nel nostro servizio, dei validi consigli sulle scelte tecniche di produzione a partire principalmente dal supporto cartaceo. Se metti insieme tutte queste best practice il risultato non può che essere quello ottimale sia dal punto di vista estetico, che da quello produttivo.
7. Quanto è importante nel vostro settore l’aspetto qualitativo, in particolare la capacità di offrire la sicurezza di uno standard sempre elevato? Quanto del vostro successo negli anni si è basato proprio su questo aspetto?
Mantenere degli standard elevati è stata storicamente la nostra scelta, la condizione primaria che ci ha consentito nel tempo di essere identificati in Sicilia come azienda di alto spessore qualitativo nel mondo della stampa. Il nostro successo si basa principalmente su questa capacità di garantire nel tempo questi standard, qualità cui si aggiungono la trasparenza dei rapporti e la puntualità sulle consegne, frutti del nostro know how acquisito in oltre 160 anni di attività.
8. Nel corso della tua esperienza hai annoverato centinaia di collaborazioni prestigiose, ma c’è qualche progetto che ti è rimasto nel cuore, qualcosa di cui sei ancora oggi orgoglioso?
Non uno, tanti. Rimane sicuramente la consapevolezza di essere in grado di gestire grandi progetti editoriali, come dimostrano molte tappe della nostra esperienza lavorativa. La soddisfazione di vedere ultimato un prodotto di stampa di alto valore ci ripaga per tutti quei momenti di difficoltà che giornalmente ci troviamo ad affrontare.
9. Il sodalizio con Chiara va avanti da tantissimo tempo, chi vi conosce sa che siete due persone molto diverse ma con una grande capacità di dialogo e di progettualità comune, ma raccontaci in confidenza, chi dei due dà più filo da torcere all’altro?
Sono in azienda da oltre 33 anni, per gran parte di questi anni ho collaborato con il papà di Chiara. Il rapporto con lei si è intensificato quando abbiamo deciso di dare vita insieme al nuovo corso rilevando il marchio aziendale e iniziando questa avventura. I primi anni per noi non sono stati facili, questo nuovo modo di lavorare, più snello e moderno comunque creava qualche diffidenza nei nostri confronti. Difficoltà che comunque abbiamo ampiamente superato nel tempo.
Con Chiara, dici bene, abbiamo una grande capacità di dialogo, ma anche un obbiettivo comune che è quello di far crescere la nostra attività in qualità, modernità e campi di competenza. In questi anni ad esempio abbiamo diversificato la nostra produzione specializzandoci anche nel mondo della cartotecnica. Ognuno con le proprie competenze si muove all’interno dell’attività con responsabilità e dedizione, chiaramente capita che le vedute su come affrontare i problemi di ogni giorno possano essere diverse, ma riusciamo sempre a trovare il modo migliore per risolverli. Comunque, in confidenza, credo di poter affermare che nessuno dei due dia filo da torcere all’altro, oggi dopo tanti anni insieme, con Chiara c’è un grande rapporto di amicizia e di rispetto reciproco.
10. Come immagini il futuro del mondo della stampa, verso cosa stiamo andando secondo te?
Non posso dire di vedere un futuro roseo per la stampa! Purtroppo non si può essere ottimisti al momento, l’improvvisazione la fa da padrone e anche nel nostro settore emergono competitor che lavorano con molta approssimazione. A completare un quadro già abbastanza complicato ci si è messa anche l'Intelligenza artificiale che contribuisce ogni giorno di più alla creazione di finti fenomeni che si illudono si saper fare tutto quando in realtà continuano a non saper fare nulla.
